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24 giugno 2026 · 4 min di lettura

Perché abbiamo rifatto il nostro sito da zero (e cosa abbiamo imparato)

Perché abbiamo rifatto il nostro sito da zero (e cosa abbiamo imparato)

Il sito di chi costruisce siti per mestiere è un biglietto da visita spietato: se non convince, il cliente si chiede cosa farai con il suo. Il nostro girava su WordPress da anni e funzionava, ma non raccontava più come lavoriamo. Così abbiamo rifatto il nostro sito da zero, passando a una piattaforma custom, e in questo articolo ti raccontiamo le scelte, gli errori evitati per un pelo e le lezioni che puoi riusare se stai pensando di rifare il tuo.

Perché rifare, invece di ritoccare

La domanda che facciamo sempre ai clienti l'abbiamo fatta anche a noi stessi: serve rifare, o basta sistemare? I motivi che ci hanno fatto scegliere la strada lunga:

  • Il tema era diventato un vestito stretto. Ogni modifica al design passava da sovrascritture su sovrascritture; il costo di ogni cambiamento cresceva a ogni intervento.
  • Il multilingua era gestito con plugin. Abbiamo sedi in Italia e a Malta e ci serviva un sito in quattro lingue (italiano, inglese, maltese, albanese) con controllo totale su URL e contenuti tradotti, non una traduzione appiccicata sopra.
  • Volevamo mostrare, non solo dichiarare. Scriviamo di performance e design nei preventivi: il sito doveva essere la prova, con animazioni e cura del dettaglio che un tema preconfezionato non permette.

Se i tuoi motivi sono di questo tipo, strutturali, il rifacimento ha senso. Se invece il sito ti ha stancato esteticamente ma regge bene, spesso un restyling mirato costa un terzo e rende quasi uguale.

Le scelte tecniche: da WordPress a Next.js

Abbiamo scelto Next.js con rendering lato server e un database MySQL per i contenuti dinamici: blog, portfolio e recensioni. Le decisioni che hanno pesato di più:

  • Routing multilingua nativo. Ogni pagina vive sotto il prefisso della lingua, e i contenuti delle quattro versioni sono gestiti come contenuti di pari dignità, non come traduzioni di serie B. Questo semplifica sia la SEO internazionale sia la manutenzione.
  • Contenuti su database, layout nel codice. Il blog e i lavori del portfolio stanno su MySQL e si aggiornano senza toccare il codice; il design invece è versionato in Git come qualsiasi progetto software, con la storia di ogni modifica.
  • Meno dipendenze possibili. Su WordPress ogni funzione era un plugin, e ogni plugin un aggiornamento da sorvegliare. Sul sito custom le funzioni sono codice nostro: più lavoro all'inizio, molta meno manutenzione ricorrente.

Non è la scelta giusta per tutti, e lo diciamo per primi: per molti clienti WordPress o PrestaShop restano la risposta più sensata. Per un'agenzia che vive di sviluppo, il custom era coerente con quello che vendiamo.

La SEO in migrazione: la parte dove non si improvvisa

Rifare un sito è il momento in cui puoi bruciare anni di posizionamento in una settimana. Il nostro piano, lo stesso che applichiamo ai clienti:

  1. Censimento degli URL esistenti da sitemap, analytics e Search Console, comprese le pagine dimenticate che portavano ancora traffico.
  2. Mappa dei redirect 301, uno a uno, dagli URL vecchi ai nuovi. Le pagine senza equivalente vanno reindirizzate alla pagina più pertinente, non alla home.
  3. Hreflang tra le quattro lingue, così Google serve la versione giusta a ogni ricerca, cosa fondamentale per noi che rispondiamo a ricerche in mercati diversi.
  4. Sitemap e Search Console il giorno del lancio, con monitoraggio quotidiano di copertura ed errori 404 nelle prime settimane.

L'errore che vediamo più spesso nei rifacimenti altrui è proprio qui: si spende sul design e si dimentica il traffico organico costruito in anni. Il redirect è la parte meno fotogenica del progetto ed è quella che protegge il fatturato.

I numeri che guardiamo adesso

Un sito nuovo non è un traguardo, è una base di misura. Le metriche che seguiamo dal lancio:

  • Core Web Vitals su dati reali degli utenti, non solo nei test di laboratorio, perché è su quelli che Google valuta l'esperienza;
  • copertura e posizioni in Search Console, confrontando le query che portavano traffico prima e dopo la migrazione;
  • richieste dal form di contatto, l'unica metrica che paga le bollette: da dove arrivano, da quale pagina, dopo quale percorso.

Il consiglio operativo: fotografa questi numeri prima del rilancio. Senza il prima, il dopo non ti dice niente.

Cosa abbiamo imparato (utile anche per te)

Tre lezioni che ci portiamo nei progetti dei clienti. Primo: i contenuti sono il collo di bottiglia, non il codice; scrivere e tradurre le pagine in quattro lingue ha richiesto più disciplina dello sviluppo. Secondo: decidere cosa togliere vale quanto decidere cosa aggiungere; abbiamo eliminato pagine che esistevano solo perché esistevano da sempre. Terzo: il sito perfetto non esiste e il lancio non va aspettato all'infinito; meglio uscire con una base solida e iterare sui dati che rimandare per il dettaglio numero cento.

Devi rifare il tuo sito?

Progettiamo siti web ed eCommerce partendo dalla stessa domanda che ci siamo fatti noi: rifare o sistemare? A volte la risposta onesta è la seconda, e te lo diremo. Se il tuo sito non ti rappresenta più o la migrazione ti spaventa per la SEO, prenota una call gratuita: analizziamo insieme la situazione e ti proponiamo il percorso con meno rischi.

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